CORSI

Organizzo corsi di fotografia con grande entusiasmo a persone curiose di capire meglio questo meraviglioso mezzo espressivo. Lo faccio con gioia e trasporto perchè mi piace insegnare e la fotografia è la mia vita… per cui sarai travolto/a! 😉
Organizzo corsi regolarmente durante l’anno, di differenti livelli, che coprono dalle esigenze di chi ancora non sa nulla e parte da zero, a chi invece un po’ già sa e vuole fare un passo in più. La proposta formativa è comunque sempre in sviluppo e nuovi corsi sono sempre in cantiere! Per tenerti informato/a sulle date dei nuovi corsi, ti consiglio di seguire le mie due pagine Facebook, quella personale e quella pubblica che vengono regolarmente aggiornate con date e calendari nuovi. In questo sito troverai anche una newsletter a cui ti puoi iscrivere, per essere comodamente informato direttamente nella tua casella email.
Da qualche anno organizzo, inoltre, anche corsi one-to-one: saremo solo io e te face to face, per un corso cucito esattamente addosso a te, tenendo in considerazione quello che già sai e quello che ti piacerebbe imparare. Bello no?!? Scrivimi per avere una proposta fatta apposta per te!

_DSC3345 _DSC3398 _DSC3438 _DSC3477 _DSC3551 _DSC3691

ABOUT ME

Photography, Art & Imagination

Mi occupo di fotografia commerciale e di ricerca artistica: sono entrambe facenti parti di me, con lo stesso coinvolgimento. Ciò che si viene a creare pertanto, sono spesso delle fotografie ibride per i miei clienti, dove le mie due anime si fondono e si contaminano. Sono una sperimentatrice e lascio che questo, faccia da ponte tra il mio esser fotografa commerciale e il mio essere coinvolta dall’arte e da ciò che la ricerca artistica significa per me. Sono uno “shaker visivo” dove tutto quello che sono si fonde, mettendo al servizio dei clienti non solo capacità tecniche ed espressive ma anche la sensibilità di raccontare ciò che sta oltre. Nella ricerca artistica mi occupo invece di introspezione e di mondo emozionale.

Vivo a Padova ma lavoro ovunque ve ne sia necessità.


I’m a commercial photographer and an artist: both of them belong to me with the same intensity. My pictures are always obtained shacking and contaminating these two different aspects of my soul. I’m an experimenter and this is the connection between my commercial activity and my artistic vocation. I’m a visual shaker where everything I am is melted, giving to my clients the possibility to have technical and expressive skills along with the sensitivity to tell what is beyond. In art, I’m involved by introspection and emotional landscapes.

I live in Padova, but my working area is all over the world.

BLOG

My News
  • Progetto di nudo aggiornamenti e nuove possibilità per chi era rimasto fuori dalla lista delle fotografate.

    Scrivo finalmente questo post per aggiornarvi sul mio progetto. Comunico ufficialmente che con la fine del 2015 ho concluso la fase di scatto! Sono davvero felicissima: inutile dire che è stata un’esperienza incredibile…. ed è solo l’inizio! :-) Dopo la pausa natalizia e una fase di separazione (necessaria) dalle foto, adesso si apre una nuova parte del progetto che coinvolge la selezione, l’editing, la post produzione delle foto e poi ne partirà una ulteriore, relativa alla produzione di una mostra e di un libro.

    Diamo un po’ i numeri :-)

    • 30 sessioni fotografiche in 3 mesi

    • 1800 km percorsi per venire da ognuna di voi

    • più di 10000 fotografie scattate

    Ogni sessione è stata unica e speciale e porto ogni singolo ricordo di voi e del tempo passato insieme, come piccola pietra preziosa nel mio cuore. Mi avete dato accesso a qualcosa di molto speciale e intimo e mi sento baciata dalla fortuna visto che mi è capitata una cosa così rara e potente. Mi avete dato inoltre la possibilità di fare sperimentazione come fotografa, in maniera libera e incondizionata e questo mi ha fatto raggiungere destinazioni lontane, a cui mai avrei creduto di avere accesso. Grazie per esserci state. Grazie di avermelo permesso.

    Adesso viene il bello, portare le vostre foto ad essere qualcosa di concreto: ma sono sicura che con determinazione e un pizzico di fortuna tutto arriverà e sarà come deve essere.

    Detto questo, volevo anche scrivervi in merito ad un’altra cosa. Facendo queste fotografie con voi, mi sono resa conto di avere tirato fuori qualcosa di me che mi appartiene e mi rappresenta più di qualsiasi altra cosa io abbia mai fotografato in vita mia. Nel fare queste fotografie, abbiamo in realtà condiviso un’esperienza unica insieme, dove  vi siete concesse la possibilità di abbassare le difese senza paura, vi siete concesse un’intimità che per mille motivi ogni giorno vi precludete, vivendo una relazione con il vostro corpo nuova e tutta da scoprire. Vi siete identificate con una causa, quella dello stare bene e del volersi bene che sottende questo progetto artistico. E io ho lasciato che il vostro dentro si manifestasse fuori e l’ho fotografato con tutta la sensibilità e la cura di cui sono capace. Vi ho dedicato tutto il tempo che è stato possibile dedicarvi fino al momento in cui, a fronte di molto materiale scattato e della necessità di avere soldi per fare la spesa, ho deciso di non scattare più per il progetto.

    Molte donne sono rimaste fuori del progetto: non sono riuscita a fotografare tutte e questo mi è dispiaciuto tantissimo. In quei momenti in cui vi dicevo “no, purtroppo non prendo ulteriori donne”, avrei desiderato potere permettermi di non lavorare più e continuare a fotografarvi tutte senza limite come ho fatto nell’ultimo trimestre 2015.

    Peccato però, che io sono già in astinenza perchè quello che ho trovato è mio, mi fa stare bene e finalmente sento che posso fare qualcosa di buono per il mondo e per le donne con la mia fotografia, con questo tipo di nudo emozionale come l’ho battezzato io… che alla fine non è solo farsi delle foto è prendersi del tempo per se stesse e imparare a volersi bene.

    Io ho un sogno e voi mi potete aiutare a realizzarlo: io voglio fare questo da grande, finalmente l’ho trovato, finalmente l’ho capito. Quindi per aiutarci in questo bisogno reciproco voi di essere fotografate da me, io di fotografarvi intermediando con la necessità di pagare le bollette, ho pensato di farvi questa proposta.

    Alle esperienze emozionali non si riesce facilmente a dare un valore in euro, non è una borsa di Louis Vitton che uno sa quanto costa va in negozio e se la compra. Quindi siccome tutte meritate l’opportunità di essere fotografate, ho pensato di dare a tutte la possibilità di farlo attraverso un contributo minimo di 150 euro (ci aggiungo solo le spese di viaggio se la somma in km di andata e ritorno da Saonara, dove vivo io, è maggiore a 80km) che mi sembra una cifra abbordabile per tutti, o con un porcellino da rompere facilmente raggiungibile. Ovviamente poi le foto saranno solo tue e deciderai tu se tenerle private al 100% o magari darmi la possibilità di pubblicarne alcune per diffondere il progetto e sensibilizzare altre donne verso questa esperienza.

    Ti chiedo poi di vivere la tua esperienza fotografica ed emozionale e in base a come ti sei sentita e a quello che ti lascerà l’esperienza, deciderai tu il costo finale della tua sessione: poi tenere i 150 euro minimi richiesti o alzare la cifra, se dopo che l’hai provato sentirai tu che il valore è più alto, in considerazione naturalmente anche delle tue possibilità. Se non si provano certe esperienze non si può comprenderne il valore, che sarà differente per ognuno. Quindi io vi posso anche dire che è una esperienza di grande valore, ma finchè non la si prova non si può rendersi conto di cos’è.

    Se sei quindi rimasta fuori dagli scatti per il progetto, se eri incerta e non avevi preso il coraggio finora, sappi che l’occasione non l’hai persa per sempre, c’è un’altra possibilità perchè voglio riuscire a fare questo tipo di fotografia tutti i giorni della mia vita.

    I maschi sensibili alla causa, intanto osservino tutto questo da lontano e ci supportino emotivamente, ci sarà un tempo anche per loro, ma non credo nel 2016.

    A presto i nuovi aggiornamenti!

    Buona domenica!

    Silvia

    PS: Grazie a Cristina, che con questa idea di prezzo flessibile esperienza-correlato, ha dato il suo contributo a questo progetto non potendolo fare con le fotografie.

     

     

  • Perchè il nostro corpo non ci va mai bene? Risponde la psicologa.

    In questi mesi di scatti serrati di nudo, mi sono confrontata molte volte con voi sulla questione del corpo/mipiaccio/nonmipiaccio.  Donne di tutte le età, taglie e condizioni (grazie alla fantastica donna incinta di sopra per essersi fatta fotografare!) hanno detto la loro sull’argomento e siamo arrivate a delle conclusioni, ma visto che mi sono resa conto che è una dinamica di conflitto veramente molto diffusa tra le donne (ma anche negli uomini sono sicura 😉 ) ho pensato che fosse utile per me e per voi, fare ulteriore chiarezza, coinvolgendo per questa puntata del mio blog, una ospite molto competente in materia. Ho pertanto chiamato in causa, a dire la sua sull’argomento, Claudia Mandarà, che oltre ad essere una mia carissima amica (per cui mi sono sentita libera di farle qualsiasi domanda), è una psicologa che lavora molto con le persone sulle tematiche dell’autostima e dell’autoaccettazione. Ultimamente abbiamo fatto uno scambio interdisciplinare: io sono andata una sera a parlare di questo progetto ai suoi percorsi di crescita personale sull’autoaccettazione e lei si è gentilmente prestata a rispondere alle mie domande. Io e Claudia lavoriamo da due fronti diversi ma la tematica è la stessa: siamo entrambe interessate a un mondo interiore complessissimo (quello delle donne) che io cerco di raccontare per immagini e lei cerca di rendere accessibile e comprensibile a coloro che partecipano ai suoi corsi. Perchè come dico sempre il corpo è una scatola: a me interessano i cioccolatini che ci sono dentro! 😉 Se siete curiosi di sbirciare quello che fa Claudia potete visitare il suo sito qui oppure vedere la sua pagina Facebook qui

    Detto questo apriamo le danze e vediamo come se l’è cavata Claudia con le mie domande a bruciapelo.

    S: Claudia parliamo di corpo. Tu ci puoi spiegare in parole semplici, per noi che non parliamo lo psicologesco, il processo con cui il corpo diventa parte della nostra identità?
    C: Ciao Silvia e ciao a tutti! In parole semplici semplici: il corpo è il mezzo attraverso il quale entriamo in relazione con gli altri ed è attraverso questo che le persone ci vedono, ci toccano, entrano in contatto con noi. In quest’incontro, noi provochiamo un effetto sugli altri (suscitiamo interesse, curiosità, desiderio di entrare in contatto, ritrosia, ecc…) e otteniamo anche dei riconoscimenti rispetto a come gli altri ci vedono (valutazioni, apprezzamenti, critiche). Spesso durante la nostra crescita a seconda dei messaggi che riceviamo, di quello che gli altri ci «rispecchiano» possiamo costruirci l’immagine di noi come fisicamente gradevoli o al contrario come non abbastanza piacenti. Così il corpo diventa parte della nostra identità, del nostro modo di percepirci quando stiamo in relazione con noi stessi e con gli altri.

    S: I bambini, voci pure di verità, di solito sono molto crudeli verso i bambini un po’ tondini. Significa che abbiamo naturalmente come esseri umani una predisposizione a non accettare la “perfezione del corpo”?
    C: No, non credo questo. I bambini sono spontanei e sanno cogliere tempestivamente cosa è differente da loro o da ciò che per loro è familiare. Penso che siamo noi adulti a veicolare alcuni messaggi di valutazione rispetto a ciò che è bene o male, bello o brutto e su quanto sia difficile accettare le differenze, anche fisiche (Per esempio: “Se mangi ancora diventi ciccione” oppure “guarda, quel bimbo non può correre, poverino!” ). Se questi bimbi vivono in ambienti pieni di adulti con categorie ed etichette rigide, anche loro imparano questo modo di vedere il mondo. E poi sono più spontanei di noi a comunicare quello che pensano!

    S: Quand’è che i modelli sociali e culturali in cui viviamo entrano a far parte del nostro sistema di valutazione del corpo? Ad es. una donna con un fianco largo, qui si fa un sacco di pare, in Africa è una top model…. ci sarà un momento in cui la società in cui viviamo entra nelle nostre menti… e ce le baca.
    C: Vuoi sapere quando succede questo pasticcio di vederci attraverso i canoni culturali del mondo in cui viviamo. Non c’è un momento preciso ovviamente…come ho detto prima, avviene durante la nostra crescita tutte le volte che facciamo delle esperienze di socialità (a scuola, in palestra ecc..). Ma c’è una fase di crescita più delicata di altre: l’adolescenza. In questo periodo il nostro corpo cambia insieme al nostro modo di percepirci fisicamente e come persone (quello che pensiamo, quello che desideriamo, quello che vogliamo fare) e siamo più recettivi rispetto ai messaggi sociali. Mi chiederai: e allora quando finisce l’adolescenza veramente? Quando riusciamo a vederci con i nostri occhi, attraverso quello che ci piace ed è importante per noi! Quando abbiamo costruito questi occhiali e li riteniamo affidabili, iniziamo ad andarci bene così come siamo!

    S: Qual è la difficoltà maggiore secondo te da affrontare nel processo di accettazione del proprio corpo?
    C: La difficoltà più grande secondo me è darci il permesso di vedere l’unicità del nostro corpo, delle nostre forme, delle nostre misure e scoprire quanto siano connesse ad altre caratteristiche e modi di essere della nostra personalità. Sono un tutt’uno. Più ti dai la libertà di essere come sei in altri ambiti della tua vita (timido, estroverso, indipendente, scaltro, ingenuo, forte, debole, rigido) più sarà facile accogliere come questo si manifesta anche attraverso il tuo corpo e il tuo modo di presentarlo agli altri.
    Una volta un’amica mi scrisse un pensiero su un bigliettino scelto apposta per me (aveva un fiore in rilievo e delle forme squadrate) e tra le altre cose mi scrisse: “Morbido ma deciso: come sei tu!”. In quel momento della mia vita fu illuminante: mi aveva aiutato a mettere insieme e accogliere delle caratteristiche che io vedevo come contraddittorie e con cui non mi sentivo a mio agio: la morbidezza (delle mie forme fisiche, del mio essere aperta e accogliente verso gli altri attraverso il contatto fisico ed emotivo) e la “decisione”, la spigolosità e i contrasti (quelli che mi porto con me quando scelgo i colori da indossare, quando prediligo abiti lineari e asimmetrici, quando mi pongo degli obiettivi e corro per raggiungerli).

    S: Io credo che amarsi sia da una parte accettarsi per quello che si è ma anche prendersi cura di se stessi. Il corpo è una casa all’interno della quale viviamo, che ci dobbiamo godere ma di cui secondo me ci dobbiamo anche prendere cura: fare pulizie, ridipingere le pareti quando il colore è scrostato etc. Qual è il limite sano secondo te, tra accettare il proprio corpo per quello che è e migliorarlo per il nostro benessere, senza che diventi un’ossessione ma assolutamente una cosa sana essa stessa di amore verso se stessi?
    C: Mi piace il paragone del corpo come una casa! Se modifichi la tua casa perché vuoi che ti assomigli di più allora fai qualcosa per volerti più bene. Se invece il cambiamento è in funzione di qualcosa che sta fuori di te, che va bene per gli altri ma è “scollato” da te e i tuoi bisogni più autentici, allora è come se fossi mossa da un messaggio tipo “Non mi vado bene finché…(non sarò dimagrita, non avrò i muscoli, non sarò tonica ecc…)”. E questo è un linguaggio severo e non amorevole secondo me! Quindi poco sano 😉

    S: Secondo te cosa possiamo fare come esseri umani (donne e uomini) per amare il nostro corpo, esattamente quello che abbiamo?
    C: Non c’è una sola soluzione ovviamente. Ma credo che così come impariamo ad essere severi con noi e il nostro corpo in alcune esperienze di relazione possiamo guarire attraverso altre esperienze di buone relazioni con altri.
    Quali? Quelle che ci piacciono di più secondo i nostri gusti: sport, teatro, percorsi di crescita personale…qualsiasi cosa che ti permette di entrare in contatto con il tuo corpo e conoscerlo di più. Insieme ad altri. In questo modo possiamo fare la spola fra “come ci vedono gli altri” e “come ci vediamo noi”, cosa sperimentano gli altri e cosa sperimentiamo noi. Così impariamo a “normalizzare” alcune difficoltà e a dare e ricevere riconoscimenti che ci permettono di crescere come persone.
    Talvolta può non bastare, perché si toccano dei significati sgradevoli e delicati che hanno a che fare con la nostra storia. In quel caso dare attenzioni al corpo non è la soluzione al problema ma un modo per aggirarlo. In quel caso è importante farsi aiutare da qualcuno a capire qual è il significato di quello che stiamo vivendo e qual è il vero bisogno che si nasconde dietro il desiderio di avere un corpo bello e piacente. Se dipingi una parete per nascondere la muffa ma non ti curi di risanare la perdita d’acqua…quanto durerà e sarà efficace il tuo lavoro? In bocca al lupo! :)

    Grazie a Claudia delle sue fantastiche delucidazioni!

    Alla prossima!

    Silvia

     

     

     

  • Code riflessive intra progetto di nudo. Sulla (ir)responsabilità.

    Inizia a breve per me l’ennesimo periodo un po’ movimentato. Sarò temporaneamente in case di amici, forse qualche mese anche all’estero, fatto sta che il concetto di casa-nido, non sembra fare parte della mia vita ora. Però, nel frattempo, mi dedico anima e corpo al mio progetto: abbiamo già superato le venti donne fotografate! Quante belle anime ho incontrato, quante storie incredibili ho sentito finora! E grazie ad alcune di queste storie, è nato il post di stasera.

    Io sono cresciuta in una famiglia dove mi hanno insegnato ad essere una persona responsabile: già da bambina aiutavo i miei nel loro lavoro. Quando gli altri miei coetanei stavano a fare castelli di sabbia al mare, io ero lì a dare una mano…. noi non si poteva andare al mare, riuscivamo appena a tirare a fine mese. Mio padre mi ha sempre ripetuto che ero nata senza camicia, e che la mia fortuna me la sarei dovuta costruire da sola, lavorando. E così è stato, gli ho creduto, e ho sempre lavorato tanto.

    Sono cresciuta pensando che era indispensabile avere un lavoro fisso, un bravo ragazzo al tuo fianco e una casa tutta tua. E che se sei una persona responsabile devi metterti via dei soldi perchè non si sa mai cosa può succedere. Insomma meglio avere tutto un po’ sotto controllo. La mia vita è stata così per tanti anni. E sono felice di avere vissuto così: le cose vanno sperimentate per poi farci delle riflessioni sopra.

    Poi, però, succedono cose e uno si domanda se è veramente felice con il suo lavoro sicuro, con il suo bravo ragazzo a fianco e con i suoi risparmi in banca. E poi come se non bastasse, la vita ci mette del suo e magari le persone ad un certo punto non ci sono più nella tua vita e il tuo lavoro fisso in realtà scopri che non è poi così fisso. Quante persone hanno perso il lavoro negli ultimi 5 anni? E la Grecia ci ha insegnato che nemmeno gli statali, da sempre roccaforte di certezza, sono immuni dalle crisi economiche.

    E quindi ti viene quel momento di lucidità e pensi “caz* non c’è proprio un caz* di sicuro nella vita, le persone vanno, vengono, muoiono e il lavoro oggi c’è e domani no”.

    Tutto sommato credo di essere una persona più forte oggi perchè ho trovato bene o male un equilibrio nell’instabilità, perchè credo che ho avuto la forza di accettarla come normalità.

    Che cosa vuol dire davvero essere (ir)responsabili?

    Credo essere responsabili non significhi mettere la testa sotto la sabbia e fare fare fare senza chiedersi mai se si è felici, per paura di non farcela poi. E’ così che abbiamo perso una quantità spaventosa di talenti per strada, che alla ricerca di una effimera stabilità, non si sono chiesti per cosa fossero nati davvero. Si perchè tutti abbiamo un talento, che però non sempre siamo nelle condizioni di manifestare o non siamo sufficientemente forti per perseguire il cammino lungo e difficile per farlo crescere.

    Perchè  il talento, per essere coltivato, richiede anche (ir)responsabilità:  l’(ir)responsabilità di fare a volte scelte azzardate se guardate con l’occhio dei numeri. Ci vuole coraggio e bisogna essere un po’ pazzi per stare sulla prua della barca quando c’è una tempesta in corso. Ci vuole (ir)responsabilità per credere che quando sei nel tuo elemento e ci metti tutto l’amore e la passione che puoi, tutto verrà da sè, con il tempo e con la lentezza fisiologica del seme che ha bisogno di tutte le stagioni per germogliare. Investire nei propri sogni con tutti noi stessi è da folli. Perchè bisogna essere dei pazzi per avere fiducia incondizionata nella vita e in se stessi quando tutto si muove e nulla è certo.

    Però è in questa follia che vedo con lucidità la vita. La mia, quella di tutti.

    Lo so che il tuo pensiero è “…si parla bene lei che è giovane, non ha figli da mantenere, nè un mutuo da pagare”. E’ vero! Peccato però che nel mio ultimo mese mirabolante di sessioni serrate per il mio progetto fotografico, ne ho incontrate di donne che hanno tirato giù la tovaglia dal tavolo e sono ripartite da zero, con figli a carico da mantenere e un mutuo da pagare, che stringono i denti per seguire la loro chiamata ad essere felici. Loro sono per me la conferma: a loro va tutto il mio rispetto e la mia ammirazione, a loro che sono un esempio di coraggio e determinazione, ancora più forte del mio.

    La visione collettiva di un mondo alla ricerca disperata della stabilità è una visione basata sulla paura di un futuro disastroso che dovrebbe venire e che mai però mette nella lista delle possibilità invece quello di un avvenire radioso, come persone realizzate e con tutto il denaro che serve.

    La prossima volta che andrai a un funerale, o avrai qualcuno che ami ammalato al tuo fianco, pensa se davvero tutto è così sicuro e stabile come ti sembra che sia. E chiediti cosa faresti domani e dove saresti, se ti dicessero che ti restano solo 24 ore di vita. Beh secondo me è lì che devi stare tutti i giorni. Quella, è la lucidità con cui dovremmo fare le nostre scelte e vivere la nostra vita.

    Grazie a tutte le donne coraggiose e determinate che ho incontrato e fotografato finora. Grazie a tutti i cambiamenti che avete fatto nelle vostre vite e che portate avanti con forza. Grazie per avermi raccontato le vostre storie, mi avete reso una persona migliore.

    Buona notte.

    Silvia

     

     

     

     

     

     

NEWSLETTER

Iscriviti alla Neswletter così sarai sempre aggiornato sulle mie attività, corsi e novità. Rispetto al 100% la tua privacy, non cedo a nessuno i tuoi dati, non ti invio SPAM e potrai cancellarti quando vuoi.

Iscrivendoti accetti le condizioni sul trattamento dei dati personali

CONTACTS

Nome e Cognome

Email*

Messaggio

captcha

Silvia Pasquetto


Photography, Art & Imagination

Padova


Mobile +39 349 3732422
Email: info@silviapasquetto.com
Skype: silviapasquetto