Perchè il nostro corpo non ci va mai bene? Risponde la psicologa.

In questi mesi di scatti serrati di nudo, mi sono confrontata molte volte con voi sulla questione del corpo/mipiaccio/nonmipiaccio.  Donne di tutte le età, taglie e condizioni (grazie alla fantastica donna incinta di sopra per essersi fatta fotografare!) hanno detto la loro sull’argomento e siamo arrivate a delle conclusioni, ma visto che mi sono resa conto che è una dinamica di conflitto veramente molto diffusa tra le donne (ma anche negli uomini sono sicura 😉 ) ho pensato che fosse utile per me e per voi, fare ulteriore chiarezza, coinvolgendo per questa puntata del mio blog, una ospite molto competente in materia. Ho pertanto chiamato in causa, a dire la sua sull’argomento, Claudia Mandarà, che oltre ad essere una mia carissima amica (per cui mi sono sentita libera di farle qualsiasi domanda), è una psicologa che lavora molto con le persone sulle tematiche dell’autostima e dell’autoaccettazione. Ultimamente abbiamo fatto uno scambio interdisciplinare: io sono andata una sera a parlare di questo progetto ai suoi percorsi di crescita personale sull’autoaccettazione e lei si è gentilmente prestata a rispondere alle mie domande. Io e Claudia lavoriamo da due fronti diversi ma la tematica è la stessa: siamo entrambe interessate a un mondo interiore complessissimo (quello delle donne) che io cerco di raccontare per immagini e lei cerca di rendere accessibile e comprensibile a coloro che partecipano ai suoi corsi. Perchè come dico sempre il corpo è una scatola: a me interessano i cioccolatini che ci sono dentro! 😉 Se siete curiosi di sbirciare quello che fa Claudia potete visitare il suo sito qui oppure vedere la sua pagina Facebook qui

Detto questo apriamo le danze e vediamo come se l’è cavata Claudia con le mie domande a bruciapelo.

S: Claudia parliamo di corpo. Tu ci puoi spiegare in parole semplici, per noi che non parliamo lo psicologesco, il processo con cui il corpo diventa parte della nostra identità?
C: Ciao Silvia e ciao a tutti! In parole semplici semplici: il corpo è il mezzo attraverso il quale entriamo in relazione con gli altri ed è attraverso questo che le persone ci vedono, ci toccano, entrano in contatto con noi. In quest’incontro, noi provochiamo un effetto sugli altri (suscitiamo interesse, curiosità, desiderio di entrare in contatto, ritrosia, ecc…) e otteniamo anche dei riconoscimenti rispetto a come gli altri ci vedono (valutazioni, apprezzamenti, critiche). Spesso durante la nostra crescita a seconda dei messaggi che riceviamo, di quello che gli altri ci «rispecchiano» possiamo costruirci l’immagine di noi come fisicamente gradevoli o al contrario come non abbastanza piacenti. Così il corpo diventa parte della nostra identità, del nostro modo di percepirci quando stiamo in relazione con noi stessi e con gli altri.

S: I bambini, voci pure di verità, di solito sono molto crudeli verso i bambini un po’ tondini. Significa che abbiamo naturalmente come esseri umani una predisposizione a non accettare la “perfezione del corpo”?
C: No, non credo questo. I bambini sono spontanei e sanno cogliere tempestivamente cosa è differente da loro o da ciò che per loro è familiare. Penso che siamo noi adulti a veicolare alcuni messaggi di valutazione rispetto a ciò che è bene o male, bello o brutto e su quanto sia difficile accettare le differenze, anche fisiche (Per esempio: “Se mangi ancora diventi ciccione” oppure “guarda, quel bimbo non può correre, poverino!” ). Se questi bimbi vivono in ambienti pieni di adulti con categorie ed etichette rigide, anche loro imparano questo modo di vedere il mondo. E poi sono più spontanei di noi a comunicare quello che pensano!

S: Quand’è che i modelli sociali e culturali in cui viviamo entrano a far parte del nostro sistema di valutazione del corpo? Ad es. una donna con un fianco largo, qui si fa un sacco di pare, in Africa è una top model…. ci sarà un momento in cui la società in cui viviamo entra nelle nostre menti… e ce le baca.
C: Vuoi sapere quando succede questo pasticcio di vederci attraverso i canoni culturali del mondo in cui viviamo. Non c’è un momento preciso ovviamente…come ho detto prima, avviene durante la nostra crescita tutte le volte che facciamo delle esperienze di socialità (a scuola, in palestra ecc..). Ma c’è una fase di crescita più delicata di altre: l’adolescenza. In questo periodo il nostro corpo cambia insieme al nostro modo di percepirci fisicamente e come persone (quello che pensiamo, quello che desideriamo, quello che vogliamo fare) e siamo più recettivi rispetto ai messaggi sociali. Mi chiederai: e allora quando finisce l’adolescenza veramente? Quando riusciamo a vederci con i nostri occhi, attraverso quello che ci piace ed è importante per noi! Quando abbiamo costruito questi occhiali e li riteniamo affidabili, iniziamo ad andarci bene così come siamo!

S: Qual è la difficoltà maggiore secondo te da affrontare nel processo di accettazione del proprio corpo?
C: La difficoltà più grande secondo me è darci il permesso di vedere l’unicità del nostro corpo, delle nostre forme, delle nostre misure e scoprire quanto siano connesse ad altre caratteristiche e modi di essere della nostra personalità. Sono un tutt’uno. Più ti dai la libertà di essere come sei in altri ambiti della tua vita (timido, estroverso, indipendente, scaltro, ingenuo, forte, debole, rigido) più sarà facile accogliere come questo si manifesta anche attraverso il tuo corpo e il tuo modo di presentarlo agli altri.
Una volta un’amica mi scrisse un pensiero su un bigliettino scelto apposta per me (aveva un fiore in rilievo e delle forme squadrate) e tra le altre cose mi scrisse: “Morbido ma deciso: come sei tu!”. In quel momento della mia vita fu illuminante: mi aveva aiutato a mettere insieme e accogliere delle caratteristiche che io vedevo come contraddittorie e con cui non mi sentivo a mio agio: la morbidezza (delle mie forme fisiche, del mio essere aperta e accogliente verso gli altri attraverso il contatto fisico ed emotivo) e la “decisione”, la spigolosità e i contrasti (quelli che mi porto con me quando scelgo i colori da indossare, quando prediligo abiti lineari e asimmetrici, quando mi pongo degli obiettivi e corro per raggiungerli).

S: Io credo che amarsi sia da una parte accettarsi per quello che si è ma anche prendersi cura di se stessi. Il corpo è una casa all’interno della quale viviamo, che ci dobbiamo godere ma di cui secondo me ci dobbiamo anche prendere cura: fare pulizie, ridipingere le pareti quando il colore è scrostato etc. Qual è il limite sano secondo te, tra accettare il proprio corpo per quello che è e migliorarlo per il nostro benessere, senza che diventi un’ossessione ma assolutamente una cosa sana essa stessa di amore verso se stessi?
C: Mi piace il paragone del corpo come una casa! Se modifichi la tua casa perché vuoi che ti assomigli di più allora fai qualcosa per volerti più bene. Se invece il cambiamento è in funzione di qualcosa che sta fuori di te, che va bene per gli altri ma è “scollato” da te e i tuoi bisogni più autentici, allora è come se fossi mossa da un messaggio tipo “Non mi vado bene finché…(non sarò dimagrita, non avrò i muscoli, non sarò tonica ecc…)”. E questo è un linguaggio severo e non amorevole secondo me! Quindi poco sano 😉

S: Secondo te cosa possiamo fare come esseri umani (donne e uomini) per amare il nostro corpo, esattamente quello che abbiamo?
C: Non c’è una sola soluzione ovviamente. Ma credo che così come impariamo ad essere severi con noi e il nostro corpo in alcune esperienze di relazione possiamo guarire attraverso altre esperienze di buone relazioni con altri.
Quali? Quelle che ci piacciono di più secondo i nostri gusti: sport, teatro, percorsi di crescita personale…qualsiasi cosa che ti permette di entrare in contatto con il tuo corpo e conoscerlo di più. Insieme ad altri. In questo modo possiamo fare la spola fra “come ci vedono gli altri” e “come ci vediamo noi”, cosa sperimentano gli altri e cosa sperimentiamo noi. Così impariamo a “normalizzare” alcune difficoltà e a dare e ricevere riconoscimenti che ci permettono di crescere come persone.
Talvolta può non bastare, perché si toccano dei significati sgradevoli e delicati che hanno a che fare con la nostra storia. In quel caso dare attenzioni al corpo non è la soluzione al problema ma un modo per aggirarlo. In quel caso è importante farsi aiutare da qualcuno a capire qual è il significato di quello che stiamo vivendo e qual è il vero bisogno che si nasconde dietro il desiderio di avere un corpo bello e piacente. Se dipingi una parete per nascondere la muffa ma non ti curi di risanare la perdita d’acqua…quanto durerà e sarà efficace il tuo lavoro? In bocca al lupo! 🙂

Grazie a Claudia delle sue fantastiche delucidazioni!

Alla prossima!

Silvia

 

 

 

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Sono Silvia Pasquetto, fotografa di persone. Lavoro come fotografa freelance a Padova e Venezia e realizzo ritratti personali e professionali, servizi fotografici di branding, commerciali e di moda.
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