sottopelle

1, 2, 3… e siamo già a 10 donne.

Oggi mi sono resa conto che ho già scattato dieci sessioni di nudo. Vado a ritmo serrato: 3-4 sessioni alla settimana, che sommate al lavoro, significa che fotografo quasi tutti i giorni… Era da molto che non capitava e direi che mi fa solo che bene.

Un sacco di persone che incontro, mi chiedono come va il mio progetto: la vostra attenzione e curiosità non fa che arricchire lo scenario già ricco di questo progetto. Quindi ho pensato di rispondere qui alle domande che mi vengono fatte, magari qualcun altro è interessato a sapere come va.

  1. Una domanda che mi fate frequentemente è se le persone che fotografo sono in imbarazzo. Certo che si, all’inizio, a meno che uno non sia abituato ad andare in spiagge nudiste, diciamo che tutti la nostra nudità la viviamo o da soli o in intimità. Certe donne che ho fotografato non le avevo mai incontrate prima: sono state brave e coraggiose… vi spogliereste voi di fronte ad un estraneo? Io credo che la normalità nello stare senza vestiti dipenda, come tutte le cose, dall’abitudine a starci. Le mie sessioni durano in media un’ora, un’ora e mezza e per quanto controllata una persona possa essere, dopo un po’ diventa normale. E se anche non lo diventasse… sapete cosa vi dico? Chi se ne frega! La cosa importante è riuscire a darsi l’opportunità di vivere un’esperienza solo per se stesse.

  2. Un’altra domanda che spesso mi viene posta è se ho fotografato ragazze in carne. Le donne che ho fotografato avevano corporeità differenti: alcune magre, alcune normali, alcune più tondine… ma scusate non capisco perchè me lo chiedete! E’ stato chiaro dall’inizio che ogni corpo era ben accetto!

  3. Qualche difficoltà finora? Direi di no, nulla di impossibile o di non superabile. Certe sessioni sono state più fluide, altre più tortuose: ma siamo sempre in due anime che cercano di mettersi in relazione l’una con l’altra e per quanto aperti si voglia essere, come spiegavo nel post precedente, quando si è nudi escono tutte le resistenze, anche quelle che non sapevamo di avere. Quando le ho incontrate, ho appoggiato la macchina e ho iniziato a parlare di cuore. Funziona. La comprensione aiuta. Ce le ho anch’io in fin dei conti.

  4. Silvia hai inventato un metodo per credere in se stesse e volersi bene? No direi di no. Non credo che una sessione di fotografia di nudo possa risolvere ferite profonde, ma regalarsi un po’ di tempo dove ci si fa trasportare da un’esperienza che magari non si sarebbe mai vissuta altrimenti, diciamolo pure un po’ fuori dalla propria zona di comfort, sia comunque un bel gesto di amore verso noi stesse. E’ lo stesso per me che sono dall’altra parte della macchina fotografica.

Detto questo, è iniziata una nuova settimana e ho altre tre donne meravigliose da fotografare. Notte! :-*

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Sono Silvia Pasquetto, fotografa di persone. Lavoro come fotografa freelance a Padova e Venezia e realizzo ritratti personali e professionali, servizi fotografici di branding, commerciali e di moda.
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