Berlino. Lezione #04. Trova il modo di avere il tempo di fare le cose che ami, solo perchè le ami. Da grande voglio fare la fotoamatrice.

Una delle cose più belle che Berlino mi regala è l’assenza di pressione da responsabilità della prima linea e la mancanza del pensiero costante “oddio_se_non_prendo_un_lavoro_con_che_cacchio_pago_l_affitto”. E’ un regalo bellissimo. Mi ero dimenticata com’era sentirsi così e credo mi abbia fatto un sacco bene. Un regalo prezioso.

Quando ci si mette a fare i freelance si viene subito presi dall’ansia/necessità di lavorare, di fare, fare, fare… poi si sa che noi veneti in questo siamo ossessivo-compulsivi.
Stando a casa non me ne ero resa conto con la stessa lucidità con cui osservo ora la mia vita di prima, ma quando lavori per te stesso non esiste più una linea di confine precisa tra il lavoro e la tua vita personale. E’ un pentolone unico e ci bolle tutto dentro. Quando una passione diventa un lavoro da un lato si guadagna il fatto di essere dentro questa disciplina tutti i giorni, 7/7 24/24, dall’altro via via si perde la connessione con l’istinto primario di esercitare quell’arte perchè ti piace fare le foto al tuo gatto o a tua nipote vestita da fatina a Carnevale.
Se mi guardo indietro in questi due anni e mezzo vedo finalmente con chiarezza il percorso con cui da “fotoamatrice sono diventata fotografa professionista”.
Mi sono persa dei pezzi di me per strada ma fortunatamente Berlino mi ha dato l’occasione per ritrovarli.
Tutti qui mediamente lavorano molto ai propri progetti personali come se fosse questione di vita o di morte e credo di avere capito che è realmente questione di vita o di morte perchè il rischio di non divertirsi più nel fare quello che si fa, è molto alto quando una passione diventa un mestiere. Non subito magari presi dall’onda della novità, ma poi ci si passa tutti da quella frustrazione tra la necessità di prendere lavori per monetizzare e l’insoddisfazione di fondo di non fare ciò che ci piace davvero.
Credo di avere capito che i creativi veramente bravi nel proprio lavoro, sono quelli che si divertono come dei bambini di cinque anni tutti sporchi di colori a dita, a fare quello che fanno.
E se all’inizio non hai la forza commerciale per potere avere solo i clienti che ti fanno fare le cose che ti piacciono, la propria ricerca personale diventa una valvola di sfogo importante per la pressione interna. Perchè se muore quella parte di te che esercita un’arte solo per il piacere di farlo, sei morto anche commercialmente.
Ma com’è che perdiamo l’amore per le cose che amiamo? Perchè mettiamo male la scaletta delle priorità. Non lavorare e farsi una passeggiata può essere incredibilmente più fruttuoso che stare inchiodati 10 ore davanti al computer. Lo dico a te, ma in realtà lo dico a me, che prima di venire qui, potevo stare anche una giornata intera davanti al computer senza mangiare.
Decidere di dedicare anche solo mezza giornata alla settimana a se stessi a fare le foto che nessuno ti comprerà mai e che forse nessuno vedrà mai, è fondamentale per essere un fotografo (pittore, graphic designer, videomaker etc etc etc) felice. Ed è qui, che ho capito che quando da grande tornerò a fare la fotoamatrice a tempo pieno, il cerchio sarà finalmente chiuso.

In my end is my beginning (T.S. Eliot)

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Sono Silvia Pasquetto, fotografa di persone. Lavoro come fotografa freelance a Padova e Venezia e realizzo ritratti personali e professionali, servizi fotografici di branding, commerciali e di moda.
2 Comments
  1. sembra la fotocopia dei miei ultimi 2 anni, ho lentamente perso la passione, e a livello commerciale ovviamente tutto si riflette. Dal giorno in cui ho aperto p.iva è salita un angoscia; fatturare, fatturare, tasse, commercialista, far quadrare i bilanci… cosi non va bene! urge una svolta e un obiettivo, quel che si dice un business plan ! sono stato il mese scorso a Berlino per un paio di lavori, è stata la miglior valvola di sfogo 🙂 a luglio sono li per circa 25gg, chissa che riesca a trasferirmi li 🙂 ciao

  2. Ciao Giuseppe! Grazie del tuo commento. Io credo che comunque il problema non stia fuori, ma dentro di noi. L’ambiente di certo conta (Berlino è al momento, a mio avviso, una delle città più valide per trovare ispirazione) ma non è solo questo. Magari ti trasferisci e ti ritrovi super busy di nuovo: di nuovo fatture, di nuovo commercialista, di nuovo far quadrare i conti. Credo sia invece una questione di forma mentis, di sangue freddo e di pelo sullo stomaco… perchè in certi momenti non sembra possibile potersi prendere mezza giornata per fare ciò che ci piace… ma poi quel tempo non preso… si paga sulla lunga distanza, disinnamorandosi del proprio “lavoro”.

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