Serendipità, ecco come ho incontrato Settimio Benedusi.


E’ stato totalmente fortuito e alquanto bizzarro il mio incontro con Settimio Benedusi. Mi credete se vi dico che l’ho conosciuto facendo coda per fare pipì :-)? Se questo è stato l’incipit della nostra conversazione 😀 poi ho avuto la possibilità di farci quatto chiacchere e, letteralmente, mi si è aperto un mondo: un incontro casuale dai risvolti inaspettati! 🙂


E’ durata il tempo di una sigaretta la nostra discussione, ma la conclusione è stata veramente sorprendente con la proposta di andare ad un suo shooting. Casualmente, se ne sarebbe svolto uno due giorni dopo a Venezia, a 20 km da casa mia. Credo che sia chiaro a tutti, il perchè in quel momento sono letteralmente impazzita di gioia, e, fortunatamente il mio cuore, ancora giovane, ha resistito di fronte a una così incredibile proposta. Che mi sarebbe piaciuto conoscere Settimio, quello era chiaro già da un po’ nella mia testa, ma mai e poi mai, avrei immaginato che sarebbe successo così presto e con dinamiche così meravigliose. E’ “serendipità” come mi ha detto lui: sei in un posto per un certo motivo e la vita ti porta tutt’altro, qualcosa di ugualmente importante che mai avresti immaginato :-).

Per una fotografa agli inizi come sono io, poter assistere ad uno shooting di Settimio, con un decina di persone all’attivo sul set, con un cliente importante da gestire, è stato molto formativo, molto più di qualsiasi altro corso o scuola che abbia fatto in vita mia.

E’ vero! Sono stata molto fortunata (diciamo pure senza mezzi termini che ho avuto una botta di culo pazzesca), ma poichè “la gioia diviene più grande se è condivisa”, vorrei fare un regalo a tutti quelli là fuori e scrivere un piccolo riassunto delle cose che ho visto/capito in quel giorno.
Si, parlo proprio a te che come me, ti barcameni cercando di mettere in piedi un business che funzioni…. Leggi qua sotto. 😉

1) Se sei un fotografo all’inizio, prenditi del tempo per cercare di capire che fotografo sei. Settimio mi ha detto “la parte difficile di questo lavoro è far sì che duri”. Escludendo il fatto che ovviamente ci deve sempre essere un po’ di fortuna, forse abbiamo più probabilità di far persistere cose che ci piacciono. Se fotografi cose che non ti interessano, tra un paio d’anni, sarai un fotografo infelice che “fotografa bicchieri” (NdA – è solo un esempio nulla contro chi fotografa bicchieri :-)) invece che seguire la tua vocazione di “fotografo di campi fioriti” e forse ad un certo punto crollerai quando la pressione si farà più forte, perchè non avrai stimoli a sufficienza per resistere. Mettere in piedi un business è come confezionare un vestito che ti deve stare perfettamente addosso: un vestito fatto su misura per te. La fotografia è un mestiere che “divora energie del corpo e della mente” e ce la farai a resistere solo se ti piace davvero quello che fai.

2) Capisci qual’è la tua stoffa. Fare il fotografo è il classico lavoro dove tutto è sbarluccicante da fuori, ma poi quando ti ci butti dentro, ti rendi conto di quanto sia un mestiere faticosissimo che risucchia un sacco di energie fisiche ed emozionali, come si diceva sopra. Guardando il blog di Settimio, uno vede foto di modelle bellissime alla Virgin Islands e dice “che lavoro figo fa Settimio”: effettivamente lui fa un lavoro superfigo e superbello ma occorre fisico, coinvolgimento mentale ed una grande passione per farlo ai livelli di Settimio. Nessuno pensa di fronte alla foto della modella alle Virgin Islands, che quella foto pubblicata magari ha dietro quindici giorni di lavoro intensissimo, 15-20 ore al giorno e zero sonno. E che i 15 giorni precedenti a questi erano stati vissuti da un’altra parte con lo stesso carico di lavoro e che i 15 giorni dopo saranno ugualmente intensi. Non tutti abbiamo la stoffa e la tempra fisica per essere i numeri uno, ed essere a così alti livelli, significa essere su un treno che corre ai “300km/ora, che non fa mai fermate e da cui non puoi scendere mai”, come mi ha detto Settimio. Analizzato il tutto in questi termini, si capisce che non è solo questione di fare belle foto: non tutti siamo fatti per essere rockstar su un palco con 50000 persone sotto. Ci sono carichi di pressione e di stress notevoli da gestire, se hai la stoffa fallo, è la tua life-calling: se non ce l’hai non farlo, saresti schiacciato dal sistema.

3) La professionalità sul set. Settimio è uno di quelli che crea un ambiente sereno di lavoro dove però ti viene (giustamente) richiesto il massimo della professionalità. Un team di 10 persone non può funzionare se qualcuno tira indietro o se qualcuno non è professionale: sembra un’ovvietà ma se sei una persona poco affidabile questo lavoro non fa per te.

4) La capacità di mediare. Ci sono cose che impari al master di fotografia, cose che leggi sui libri o sul web e cose che solo l’esperienza ti insegna. In uno shooting pubblicitario, il fotografo si trova a mediare tra le proprie esigenze espressive fotografiche, l’art director che ha le sue esigenze creative e il cliente che ha pagato e ha anche lui le sue idee di come vorrebbe fosse valorizzato il suo prodotto. Il linguaggio pubblicitario va compreso e digerito e non è che se fai una bella foto di una bella figliola la pubblicità è già fatta: ci sono dinamiche che riguardano il brand e la relazione tra brand e modella, che vanno comprese. Potere assistere ad una di queste discussioni, durante quel giorno, è stato un valore aggiunto infinito. Vedere la capacità diplomatica che Settimio ha, mi ha aperto la testa. Quindi sappi che, come mi ha detto lui “Fare le foto non è la parte più difficile”, ora capisco perfettamente cosa intendeva.

Queste sono le cose che proprio mi sono entrate dentro. Se mi viene in mente qualcos’altro aggiungo al post!

Ovviamente non posso che ringraziare Settimio per la disponibilità e per l’opportunità grandiosa che mi ha dato, sperando che attraverso questo post l’informazione si diffonda e possa essere d’aiuto anche ad altri. 😉

Se ancora non conosci Settimio Benedusi puoi vedere il suo sito e il suo blog qui.

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Sono Silvia Pasquetto, fotografa di persone. Lavoro come fotografa freelance a Padova e Venezia e realizzo ritratti personali e professionali, servizi fotografici di branding, commerciali e di moda.
7 Comments
  1. Anche io ho avuto la fortuna di conoscere Settimio Benedusi, ma un po’ meno per caso: ha scelto come location per uno shooting il locale dove fotografo le band che si esibiscono dal vivo (BluesHouse). Purtroppo non ho avuto la fortuna di parlarci perchè era impegnato per lavoro (ma mi sono fatto autografare una sua copertina!) per cui ti ringrazio per aver condiviso questa bella esperienza.
    Ciao.

    • Di niente figurati… cmq anche solo vederlo lavorare è molto utile! Quindi credo tu qualcosa l’abbia imparato lo stesso 😉

  2. Lavoro con Settimio da ormai qualche anno, e sono una di quelle 10 persone di cui parli nel post, con Setitmio c’è sempre da imparare, sui set pubblicitari c’è sempre da imparare, sarà per questo che dopo tanti anni ancora continuo ad adorare questo lavoro? ciao Silvia è stato un piacere…
    Fabio “Rufus”

    • Ciao Fabio! E’ bellissimo ritrovarti qui, ed è stato un vero piacere conoscerti e parlare con te. Quello che dici è verissimo e me ne sono resa conto quel giorno! Nella speranza di rivederti rpesto :-*

  3. …non esiste la fortuna… esiste il caos e persone che sono in grado di sguazzarci dentro con profitto ;-DDDDD

  4. grazie per aver condiviso questa esperienza! Spesso parlare con persone come Settimio ti cambia proprio la vita e cominci a guardare tutto da un’altra prospettiva. Serve più parlare con un professionista per 5 minuti (e magari vedere come lavora) che fare un sacco di workshop che poi nella pratica ti lasciano poco…
    Luna

    • Ciao Luna. Il confronto con altri fotografi fa veramente la differenza… Hai ragione! Una cosa che ho capito nell’ultimo anno della mia vita fotografica però è, che per quanto l’esperienza degli altri sia importante ed illuminante, alla fine ciò che resta davvero è solo ciò che si prova sulla propria pelle… nel bene e nel male. Fare la propria esperienza di fotografia (come capacità tecnica ed espressiva) e di cosa vuol dire fare i fotografi come professionisti lavorando su commissione rimane inciso sulla pietra: a volte fa male ma è l’unico modo efficace per crescere davvero! 😉

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