Perché usare le luci è un casino, ma ti apre la testa

Io non sono una che scatta da molto tempo. Sono partita per l’India nel 2008 con la mia D80 nuova di pacca nello zaino e non sapevo ancora usarla in manuale. Se fotografo da 3 anni, le luci, invece, ce le ho da 1 anno, preceduto da un altro anno e mezzo propedeutico con il mio SB-900 e tutti gli studi e le prove che ho fatto estrapolate da Strobist (www.strobist.com la bibbia, da seguire con accanimento terapeutico come avevo già detto altre volte).

Non sono ancora brava ad usare le luci però, oggi, penso di avere un quadro un po’ più chiaro in testa.
La luce è un fenomeno prevedibile: se la comprendi nella sua natura e rifletti sui materiali di cui le cose sono fatte, beh capisci che è fisica… insomma come uno bravo a giocare al biliardo è uno che se ne intende di riflessione, alla fine è lo stesso per i fotografi: tutto si riduce a una questione di rimbalzi e di diffusione, al capire dove voglio che ci sia luce e dove invece non la voglio.
Detto così sembra tutto una boiata: in realtà è un casino, un casino soprattutto all’inizio.
La difficoltà nel fare le luci su qualcosa o su qualcuno sta nel fatto che non esiste un modo giusto o sbagliato di illuminare, ci sono solo schemi più efficienti di altri nel rendere visibili matericità, resa della pelle, nel creare un’atmosfera piuttosto che un’altra. Inoltre un altro punto ostico che si incontra, è che quando ti trovi con una luce da mettere giù, indipendentemente dal fatto che sia un flash da studio, un flashetto a slitta, una lampada da cantiere arriva sempre la domanda intorno a cui ruota tutto “Che luce voglio?”. Eh e lì casca l’asino! La difficoltà all’inizio è che spesso uno non sa che luce vuole e spesso fa pure fatica ad immaginare il risultato finale, soprattutto quando illumini qualcosa che non avevi mai provato prima. Il primo passo, quindi, per imparare ad illuminare bene è continuamente guardare foto fatte in studio e focalizzare quello che ti piace e chiederti cos’è di quella luce che ti piace.
Focalizzato il perché un qualcosa di quella luce ti piace, riflettere su come sia stato possibile ottenere quell’effetto: quante luci ci sono? la luce è dura o morbida? E’ in alto, in basso o di lato? E’ ampia o piccola? Sembrano cazzate ma in realtà intorno a questo, ruota tutto. Se uno non riesce a smontare una foto e a vagamente intuire come può essere stata fatta, farà fatica a fare una luce che funzioni in tempi decenti (per carità c’è sempre la botta di culo, ma non è detto che la dea bendata sia sempre dalla nostra parte 😉
Per l’illuminazione è vero anche un dogma di photoshop e cioè che ci sono spesso più modi per ottenere lo stesso effetto e che in certe situazioni, alcuni hanno fatto con poche luci ciò che altri hanno fatto con tante.
Un’altra cosa che ho notato è che l’esperienza è fondamentale: purtroppo per quanto i libri sulle tecniche di illuminazione siano utili e da lì bisogna partire, è solo prendendo una luce e osservando cosa succede muovendola che si impara. Sapere quello che si vuole e provare sono le vie preferenziali di apprendimento.
Inoltre, anche per le luci si deve educare lo sguardo a vedere più in profondità nell’immagine: il valutare uno schema di illuminazione e la resa della luce nel quadro complessivo della fotografia si impara con il tempo e l’esperienza.
Non è solo questione infatti di dire “si vedo il soggetto ed è figo” è una problematica più ampia che comprende la valutazione del rapporto tra soggetto e sfondo, tra alte luci, ombre e mezzitoni e come di sono i passaggi tra le une e le altre. Poi c’è sempre la componente soggettiva: perché come dicevo non c’è la luce giusta o sbagliata, c’è la luce più o meno efficace.
Io credo che una volta che si mastichi un po’ meglio l’illuminazione, molto del lavoro fatto anche a luce ambiente, venga ad essere semplificato o fatto più velocemente.
Infine la luce è il nostro mezzo di comunicazione principale: saperla usare al meglio e a proprio favore, che sia luce ambiente o in studio, significa davvero essere fotografi.

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Sono Silvia Pasquetto, fotografa di persone. Lavoro come fotografa freelance a Padova e Venezia e realizzo ritratti personali e professionali, servizi fotografici di branding, commerciali e di moda.
7 Comments
  1. Foto-grafia: scrivere con la luce o scrivere sulla luce?

  2. Scrivere con la luce 🙂

  3. Brava!
    Pochi lo capiscono e dicono: “Ah, io solo luce naturale” o “Che volgare il flash”.
    La luce bisogna imparare a controllarla crearla, plasmarla, piegarla al proprio volere.
    Chiaro che questa è solo condizione necessaria ma non sufficiente per fare una bella foto.
    Se questa non trasmette o racconta nulla è solo un esercizio tecnico.
    Bel blog,
    A presto,
    max

    • Ciao Max. Grazie del tuo commento! Io credo che imparare ad usare le luci flash aumenti la propria capacità anche dell’uso della luce ambiente, perchè amplifica la sensibilità nell’osservare come cade la luce e dove…. A volte siamo così presi dall’ansia di scattare che non ci fermiamo ad osservare come cade la luce sulla spalle, sui capelli, sul viso. Quell’attimo di pausa fa la differenza. Mettersi alla prova con i flash ti mette anche a confronto con i tuoi limiti di fotografo: perchè la foto non esiste se non la crei tu da zero… e all’inizio è normale andare in palla e non sapere da dove iniziare a mettere la prima luce, quindi per me imparare ad usare i flash…. Sà da fare! 😉

  4. Ciao Max.. non capisco se vuoi dire che la luce naturale è banale e quindi meglio il flash. Dal mio punto di vista, prima ancora di utilizzare i flash o le luci artificiali in genere, bisogna conoscere la luce naturale che non è quella ambiente. Alla fine quello che cerchiamo di fare con i flash è di imitare le migliori condizioni di luce naturale compresi i suoi riflessi. E si, lo facciamo perchè un tramonto dura solo pochi minuti, anche l’alba dura pochi minuti ammesso che riesci a svegliarti in orario. La luce della mezza non piace a nessuno per via delle sue ombre e i pannelli quasi quasi ce li siamo dimenticati. Ed ecco il risultato, la fotografia ha ormai uno stereotipo, come se ormai una foto per essere bella debba avere per soggetto una figa, luce morbida, niente ombre occhi sparati sul chiaro e pelli lisce come cera… si tutto stereotipato, nulla di personale.. tutto uguale! Che peccato!

    • Ciao Max. Nel mio post non intendevo dire assolutamente che la luce flash è migliore di quella naturale. Quello che ho notato però è che quando devi posizionare delle luci artificiali sei obbligato a ragionare su dove cade la luce e su come una certa ombra/riflesso viene generato, perchè lo devi riprodurre, lo devi inventare, non esiste al tmepo zero se non metti giù la luce in un certo modo. Quindi non solo ti abitui a vedere come cade la luce e a prevederla, ma la sai smontare. Molte persone magari hanno la sensibilità x vedere una bella luce naturale ma magari non si chiedono il perchè un certo controluce o una certa ombra è risultato in un certo modo oppure in un altro. Imparare a usare i flash è come smontare un oggetto per vedere come è fatto dentro e ricostruirlo. Io credo che effettivamente bisogna partire dalla luce naturale, ma quando, successivamente, uno cerca di imparare ad usare i flash, ciò ti permette di capire meglio come funziona anche la luce ambiente e di giocarci di più. Il problema degli stereotipi, a mio avviso, non è legato tanto all’uso della luce ambiente o del flash, quanto piuttosto ad una scarsa cultura visiva che le persone che fanno fotografie, hanno. Paradossalmente a fronte di una grande disponibilità di immagini da cui trarre ispirazione per poi metterci del tuo, molti si fermano solo al già fatto e a ciò che collettivamente è riconosciuto come bello in un certo momento. Lì la differenza la fa il singolo, la sua sensibilità e la sua creatività.

  5. 2013 12 24 ciao Silvia, ti leggo solo oggi, ma va bene lo stesso. L'”illuminazione” la puoi trovare con lo zen e altre pratiche, altrimenti osserva attentamente i capolavori della pittura del ‘400, ‘500, ‘600, ecc. Tintoretto, Caravaggio, Vermeer, chi più ne ha più ne metta. Lì troverai tutto quello che cerchi per una “illuminazione” personalizzata, sia che in studio tu faccia people, still-life o food.
    Loro usavano la luce proveniente da una finestra o porta, tu userai l’elettronico, che va benissimo anche quando fa buio o brutto tempo.
    Loro saranno la tua “illuminazione”, e la fine dei tuoi casini.
    Buona luce,
    lorenzo

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